Caronte, il nocchiero delle anime. Caronte, il grande personaggio descritto nel III canto dell’Inferno della Divina Commedia. Caronte, un metodo classico brut rosè millesimato (2007) del consorzio Quatremille Metres che vede protagoniste tre tra le principali realtà vitivinicole della Valle, ossia la Cave du Vin Blanc de Morgex e de la Salle, la Crotta de Vegneron di Chambave e la Coenfer di Arvier.
Caronte un metodo classico ottenuto dall’uva rossa tipica della valle, il Petit Rouge in purezza.
Non aspettatevi però un vino sulfureo. Un vino indemoniato. No, del Caronte dantesco troverete solo gli occhi di bragia, perchè quello è il colore di questo metodo classico assolutamente particolare: un colore brillante e luminoso che passa dal rosa delicato all’arancio della fiamma. Non c’è alcun remo che batte qualunque s’adagia, perchè questo è un vino dalla grande eleganza, con un perlage fine e delicato, e con una potenza espressiva che viene fuori con il passare dei minuti. Infatti il primo naso è leggermente chiuso, timido, ma successivamente emergono i piccoli frutti rossi e una sensazione di fiori molto delicati. Poi c’è la classica fragranza del metodo classico. E chiude una imponente nota minerale che si ritrova in bocca. Perchè, a differenza dell’aspetto olfattivo, la bocca è segnata da una decisione e da una espressività importante: secco e sapido, fresco e struttura molto piacevole. Alcool ben integrato, è una bevuta che non annoia, anzi. E regge bene anche abbinamenti con piatti dai gusti molto decisi. Assaggio notevole, senza ombra di dubbio.
Caronte 2007 – Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle
Posted in Valle d'Aosta, Vino Italia con i tag Valle d'Aosta on Novembre 9, 2009 by FaberBarbaresco Docg 2005 – Luigi Oddero e Figli
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Novembre 4, 2009 by Faber
Barbaresco, prodotto nel comune omonimo. Mi incuriosiva: e poi il Barbaresco penso sia nelle mie corde, per quanto debba approfondire la conoscenza di questo splendido vino. I produttori, Luigi Oddero e Figli, sono di La Morra ed infatti producono Baroli di buona qualità (nei giorni prossimi scriverò di un interessante assaggio riguardante il loro Barolo Rocche Rivera del 2003).
Questo Barbaresco 2005 è sicuramente giovane, molto giovane a mio parere. Il colore è granato pieno, limpido, discretamente consistente. Lo so che definire giovane un vino e poi ritrovarsi un colore granata può apparire un controsenso. Ma per i grandi Nebbioli penso non sia sbagliato. Infatti l’essere giovane si manifesta al naso ed in bocca: al naso è leggermente chiuso, dove emerge subito un sentore terroso, abbastanza tipico, e poi un vago ricordo di frutti rossi. In bocca è molto tannico e molto fresco, come ci potrebbe aspettare da un Barbaresco in evoluzione. Irrisolto mi verrebbe da dire. Ma i presupposti, per quanto possa capirne il sottoscritto, sembrano buoni; ovviamente è un vino da vedere in prospettiva futura e da dimenticare in cantina per qualche anno, almeno.
Ruchè di Castagnole Monferrato Doc – Luca Ferraris – conclusioni
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Novembre 3, 2009 by Faber
La verticale dei Ruchè di Ferraris è conclusa. Dato importante: si sente che sono tutti Ruchè. E comunque lo stile è lo stesso. In linea generale i vini di Ferraris mi piacciono, non c’è che dire. Dovendo fare una mia classifica metto in testa il 2006, seguito dal 2008 e chiuderei con il 2007.
Il 2008 mi ha sorpreso per il suo essere così già pronto ed equilibrato; a differenza delle annate precedenti, il legno è un po’ più marcato e certi spigoli sembrano essere stati smussati.
Il 2007 mi ha un po’ deluso, piacevole al naso ma poco convincente in bocca.
Il 2006, a dispetto della nota iniziale dove evidenziavo scarso equilibrio, è un vino molto valido, che ha ancora molto da dire in futuro.
Esperienza interessante…
Ruchè di Castagnole Monferrato Doc 2006 – Luca Ferraris
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Novembre 3, 2009 by Faber
Chiudiamo la trilogia dei Ruchè di Ferraris con questo 2006. Vino non immediato, va aspettato. Infatti subito, soprattutto in bocca, appare sgraziato e poco equilibrato. Ma 10 minuti nel bicchiere bastano per cancellare questa impressione. Il colore è sorprendentemente rubino carico, pieno, consistente, quasi impenetrabile. Al naso emerge subito una nota balsamica leggermente mentolata, poi si aprono i sentori di spezie, pepe e liquirizia e chiude una confettura di prugne. Spettacolare e suadente, nulla da dire. Come detto poco fa in bocca tarda a comporsi: ma quando arriva dimostra stoffa e piacevolezza; bella freschezza, tannini integrati, deciso, corposo, pieno. Finisce lungo, lunghissimo, ritorna la frutta e la nota balsamica. A mio parere è un vino che può ancora dare moltissimo in evoluzione, a differenza del 2007 e del 2008 che sembrano essere già pronti da bere. Sorpresa, gran bella sorpresa.
Ruchè di Castagnole Monferrato Doc 2007 – Luca Ferraris
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Novembre 2, 2009 by Faber
Dopo il 2008, passiamo al 2007. Vino a mio parere diverso, pur ritrovando una certa analogia nella nota stilistica di fondo. Rispetto all’annata precedente è meno “espansivo”: il colore è leggermente più cupo, carico, rubino pieno, al naso è più timido, sicuramente appare maggiormente delicato, giocato sulla nota floreale di viola e lavanda, e sulla frutta. Lontane le spezie, pepe bianco e un accenno di tabacco. In bocca, rispetto al 2008, è meno equilibrato e dà l’idea di essere un po’ “seduto”: tannini lontani, morbidezza accennata; freschezza molto evidente ed il supporto alcolico sembra minore rispetto al 2008 (seppur in etichetta siano dichiarati 14,5% contro i 14 del 2008). Controverso, come piacevolezza è sicuramente inferiore al 2008. A questo punto sono curioso di assaggiare il 2006….
VdT uve stramature Sole – Luca Ferraris
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Novembre 1, 2009 by Faber
Ovviamente, non rientrando nel disciplinare di produzione, non si può dire che questo è un passito di Ruchè. Ma noi lo diciamo lo stesso. Vino ottenuto da uve stramature, vino con un una bella struttura, morbidezza. Il colore è un bel rubino carico, impenetrabile. Al naso sono evidenti le note di confettura di prugna e leggeri sentori di frutti di bosco; emerge poi un ricordo di affumicato e di spezie dolci, tabacco e vaniglia. Residuo zuccherino piacevole, non stucchevole, freschezza decisa ma ben integrata, sapido. L’unica nota un po’ fuori dal coro è l’alcool, un po’ muscoloso e prepotente che tende a sovrastare gli altri aspetti. Lunghissimo, lascia in bocca il frutto e una sensazione di calore. Sicuramente una bevuta molto piacevole e molto più equilibrata dell’altro Ruchè Passito di Terre dei Roggeri assaggiato in passato (qui il post)
Ruchè di Castagnole Monferrato Doc 2008 – Luca Ferraris
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Ottobre 31, 2009 by Faber
Il Ruchè è uno di quei vini autoctoni che o piace o non piace. Non ci sono vie di mezzo. Personalmente l’ho scoperto nel 2005, grazie ad un amico che mi portò una bottiglia: rimasi molto colpito. Poi conobbi i vini di Ferraris (di recente ho parlato del suo Grignolino 2008) e mi piacque molto la sua declinazione del Ruchè. L’assaggio di questo 2008 è il primo di una ideale verticale che vedrà protagonisti i vini del 2007 e del 2006, sempre di Ferraris. Alla fine tireremo le somme e cercheremo di capire un po’ di più dell’evoluzione di questo prodotto.
Il colore di questo campione è bello, luminoso, rosso rubino leggermente scarico, discretamente consistente. Al naso emerge subito la nota speziata, si sente il passaggio in legno: tabacco, vaniglia, una leggera cipria. Poi vengono fuori i sentori di piccoli frutti rossi e un lontano ricordo di rosa. In bocca, pur essendo giovane, è rotondo e piacevole, morbidezze e durezze si fronteggiano e si bilanciano bene. Buona la persistenza e la chiusura su note fruttate. Pronto da bere fin da subito. Assaggio interessante
Freisa d’Asti Doc Arvelé 2004 – Cascina Gilli
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Ottobre 30, 2009 by Faber
Facciamo un gioco. Proviamo a antropomorfizzare un vino. Questo Arvelé 2004 di Cascina Gilli chi potrebbe essere?
Un soldato del passato, un alto ufficiale di qualche esercito sette-ottocentesco. Un generale, di quelli importanti, dell’esercito sabaudo. Ci sta. Perchè un generale dell’esercito sabaudo non può che avere un aspetto austero, arcigno, forse duro. Deciso, uno di quegli uomini di un tempo tutto d’un pezzo. E questo vino lo possiamo ritrovare in questa descrizione: rosso rubino con un leggero riflesso granato, luminoso. Ma serio, tanto che potrebbe ricordare vini piemontesi considerati più nobili. Al naso è deciso, non si tira indietro: fruttato, marasche e confettura di more, spezie, tabacco dolce (un generale fuma di sicuro un sigaro, ogni tanto).
Ma come ogni gentiluomo sabaudo, dietro l’austerità si cela l’eleganza, la signorilità: i sentori al naso per quanto decisi non sono mai fuori dalle righe. Ed in bocca, signori, l’eleganza è immediata. Nota stilistica evidente, la raffinatezza: equlibrato in ogni parte, tannini integrati seppur ancora presenti, freschezza e ed alcool ben distribuiti. Lungo, chiude leggermente amarognolo
Molto piacevole, gran bella bevuta. Complimenti.
Mi scusi generale, ha ragione, non le devo fare i complimenti: sbatto i tacchi e mi metto sull’attenti. E la saluto con doverosa deferenza.
P.S.: Arvelé significa rivelazione. Mai nome fu più azzeccato
Passion d’Oro, Passito di Moscato 2005 – Paolo Marengo
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Ottobre 28, 2009 by Faber
Dello stesso produttore si è già assaggiato il Passito di Barbera, il Passion 2006. Questa volta il passito ha come soggetto il Moscato e a differenza dell’altro campione, si dimostra essere più piacevole. Il colore non è spettacolare, poichè si presenta con un giallo dorato con riflessi ambrati con una leggera opalescenza, elemento che in un passito non sono abituato a vedere. Si riscatta però al naso, con una fragranza ed un’aromaticità che solo il moscato può regalare: sentori di miele, mela cotta, glicine e salvia rendono questo campione sicuramente interessante. In bocca è molto più equilibrato rispetto al Passito di Barbera: l’alcool, pur essendo presente in maniera importante, non è così “stonato”, anzi è ben integrato e bilanciato dalla freschezza e dalla sapidità e si accompagna ad una bella morbidezza. Abbastanza lungo in bocca, è un assaggio nell’insieme discreto.
Passion, Passito di Barbera 2006 – Paolo Marengo
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Ottobre 28, 2009 by Faber
Altro passito, questa volta ottenuto con l’uva forse più tipica del Piemonte, il Barbera. Annata 2006, appassimento sui graticci, un po’ di legno e affinamento in bottiglia. Il colore è rosso rubino carico, concentrato, molto consistente, quasi sciropposo. Al naso il primo sentore netto è quello dell’alcool, seguito dalla frutta rossa (che unita all’alcool regala sentori di frutta sotto spirito) e dalle spezie. In bocca torna decisa la sensazione di calore; leggermente abboccato, fresco e sapido, me lo sarei aspettato leggermente più morbido. Non particolarmente lungo, lascia in bocca una sensazione di frutta e di alcool decisa. Assaggio sbilanciato sulla sensazione alcolica, che tende a coprire altri aspetti sia al naso sia in bocca.
Passito di Pantelleria Doc Ben Ryè 2007 – Donna Fugata
Posted in Sicilia, Vino Italia con i tag Sicilia on Ottobre 28, 2009 by Faber
Donna Fugata è una realtà che non ha bisogno di presentazioni. E bisogna dire, senza tema di essere smentiti, che la fama è ben meritata, vista la qualità media dei vini. In passato avevo assaggiato e parlato del Kabir 2007 altro passito di questo produttore. Devo ammettere che il Ben Ryè 2007 è sicuramente più accattivante e piacevole: giallo ambrato, limpido, anzi, brillante, al naso è decisamente complesso, con sentori floreali di zagara, fruttato con fichi e pesche, ricordi di miele e nocciola, un finale balsamico o, meglio, un ricordo di macchia mediterranea, da associare, forse banalmente, all’isola di Pantelleria battuta dal mare e dal sole. In bocca è rotondo, piacevole e piacioso: ogni cosa è al suo posto, secco, caldo, morbido, sapido e fresco. Nessuna sbavatura od incertezza. Entra in bocca e la pervade con sentori molto belli e netti di frutta e spezie che durano a lungo. Ruffiano? Sarà anche ruffiano, ammettiamolo pure, ma accidenti, come non si può ammettere la piacevolezza di questo assaggio?
Erbaluce di Caluso Doc “13 Mesi” 2007 – Favaro
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Ottobre 27, 2009 by Faber
Il mio viaggio nell’Erbaluce continua affrontando questa volta una cantina storica del Canavese: Favaro di Piverone, sulla Serra Morenica, di fronte al lago di Viverone. Luoghi con microclimi unici e particolari e assolutamente votati alla viticoltura. Già il nome di questo Erbaluce deve far pensare: bottiglia che subisce un’affinamento (per un po’ riposa anche in barrique) decisamente lungo.
Il colore conferma questo percorso: un giallo paglierino con forti riflessi dorati, luminoso, quasi splendente, assolutamente limpido. Il naso è rotondo e piacevole: sentori fruttati di ananas e banana, a seguire una leggera nota floreale e una spezia lontana che gioca a nascondino. In bocca dimostra stoffa e struttura: entra deciso, ancora molto fresco e caldo, bella sapidità e a chiudere una morbidezza discreta che non si trova negli Erbaluce più giovani, sicuramente più sbilanciati sulle durezze. Piacevole e lungo, è a mio parere un assaggio assolutamente interessante. Da riprovare appena possibile e da tenere in cantina per osservarne l’evoluzione.
Dlicà 2007 – Cascina Gilli
Posted in Piemonte, Vino Italia con i tag Piemonte on Ottobre 27, 2009 by Faber
Assaggio assolutamente coinvolgente. Lo sò, non è elegante partire così, però in alcuni casi bisogna dare onore a ciò che ti ha appassionato e rendere il giusto merito al produttore. Questo Dlicà 2007 di Cascina Gilli, vino passito prodotto con Malvasia in purezza, rientra nel novero di questi vini. Struttura, eleganza e potenza. Un insieme di sensazioni contrastanti ma che, nella totalità, nel loro sommarsi, escono in maiera assolutamente egregia.
Il colore è un rubino molto carico, impenetrabile, con un leggero ricordo granato sul bordo. Se roteato nel bicchiere, scende lentamente, molto lentamente: portato al naso sorprende per le sensazioni floreali di rosa. Da un passito mi aspetto subito la classica frutta sotto spirito, non il fiore: arriverà, poco dopo, anche la frutta, ovvio, confettura di more, ma il fiore no, non me lo sarei aspettato. Una leggera nota aromatica e delicatissimi sentori speziati completano lo spettro olfattivo. In bocca è un continuo gioco di contrasti: sapido ma con un residuo zuccherino leggero, morbidissimo e caldo ma fresco. Lungo, molto lungo, lascia in bocca sentori speziati che per assurdo possono ricordare il cacao. E ancora più sorprendente torna il fiore. Dolce-amaro, ecco i contrasti che si ritrovano: contrasti che se sommati, regalano un assaggio molto bello per questo passito davvero notevole.
Il Brasile del vino
Posted in Brasile, Vino Estero con i tag Brasile, Degustazioni, Vino Estero on Ottobre 26, 2009 by Faber
Francia, Germania, Austria, Sud Africa, Cile, Australia, Stati Uniti… elenco confuso, incompleto e non ragionato dei paesi vitivinicoli che vengono considerati significativi (oltre all’Italia, s’intende). Quindi, quando mi venne offerta la possibilità di partecipare alla degustazione dei vini brasiliani organizzata dalla Fisar, accettai più per curiosità. Ammetto anche, colpevolmente, di aver provato un certo scetticismo: ma è risaputo che fino a quando non si sperimenta e non si assaggia, sarebbe buona creanza astenersi del formulare giudizi. O almeno, una volta sperimentato, avere il coraggio di autocensurarsi per la propria superficialità.
Mi si perdoni questo cappello introduttivo, ma era doveroso poichè la degustazione dei vini brasiliani si è rivelata essere una piacevolissima avventura, foriera di scoperte molto valide. Certo, non possiamo stare a discutere ancora di storia e territorialità, considerando la giovane età della viticoltura di qualità in Brasile: ma se andiamo a valutare l’indice di piacevolezza, allora, alcuni vini se la giocano molto bene.
Per poter capire qualcosina di più cercherò di fornire alcuni dati in maniera molto sintetica; tecnologia italiana e sapere francese, ecco i segreti particolari della nascita enologica brasiliana: attualmente il paese sudamericano è il 5o produttore dell’emisfero sud (dopo Argentina, Australia, Sud Africa e Cile), con circa 3,2 milioni di ht. La zona maggiormente votata è il sud del paese, nella zona di Porto Alegre che conta circa il 50% della produzione di vino di qualità: ci troviamo intorno al 29o parallelo, con temperature che vanno dai 12 ai 22 gradi, escursioni giorno/notte molto decise e terreni di origine prevalentemente vulcanica. Trattandosi di una viticoltura giovane non troviamo uve autoctone: i principali sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Muscatel, Cabernet Franc, Ancellotta, Pinot Nero, Riesling Italico, Chardonnay. Non esiste una legislazione sul vino e sulle classificazioni: le diciture che si possono trovare sulle bottiglie sono di natura puramente accrescitiva e non legislativa. La produzione di vino di qualità è rivolta soprattutto al consumo interno e all’esportazione veros Paraguay, Olanda, Usa. In Italia, al momento, questi vini non sono commercializzati.
I vini degustati erano 6, frutto di una selezione serratissima partita da 185 campioni di diverse aziende: quindi possiamo parlare di vini di eccellenza, senza ombra di dubbio.
Ecco qui i vini assaggiati (per ogni vino ci sarà un post ad hoc):
- Cordelier Brut Metodo Classico (80% Chardonnay; 20% Pinot Nero)
- Panizzon Rosè Brut Metodo Charmat (60% Cabernet Sauvignon; 40% Merlot)
- Casa Valduga Chardonnay 2009
- Salton Talento 2005 (40% Cabernet Sauvignon; 40% Merlot; 20% Tannat)
- Miolo Merlot 2008
- Panizzon Muscatel 2008
Personalmente sono rimasto stregato dal Rosè di Panizzon e dal Merlot 2008 di Miolo. Dietro questo vino c’è la mano di M. Rolland. E si sente, non c’è nulla da eccepire: come ho scritto nei miei appunti, prima di sapere il nome dell’enologo, è un vino ruffiano, che non può non piacere.
Per chiudere questo resoconto non posso che sottolineare la bravura e la professionalità dei sommelier della Fisar presenti in sala e l’eccellente capacità di guidare nella degustazione e nelle spiegazioni da parte dell’istrionico Roberto Rabachino.
Brasile Merlot 2008 – Miolo
Posted in Brasile, Vino Estero con i tag Brasile on Ottobre 26, 2009 by Faber
18.000 bottiglie per questo vino: numero esiguo se confrontato alla produzione enoica del Brasile. Ma produzione di assoluto pregio. Il colore è rubino pieno, intenso, quasi impenetrabile; al naso i profumi fruttati sono i primi ad emergere (confettura di frutti di bosco, di ciliegie), una leggera speziatura del passaggio in legno è leggermente accennata e chiude con note di cacao amaro molto intense. In bocca è scevro da ogni spigolo, anzi: molto piacevole e piacioso, forse ruffiano, è un vino che non si può non apprezzare. Secco, morbido, fresco e sapido, caldo il giusto con tannini perfettamente integrati. Finisce lungo ed elegante, quasi austero. Vino completo in ogni sua parte: ottimo assaggio
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